Jésus partageant le pain avec une communauté fraternelle

Gesù, l’anarchismo e il potere: duemila anni di rivoluzione cristiana

Storia delle idee · Cristianesimo · Anarchismo cristiano · Giustizia e potere

Dalle prime comunità fraterne ai movimenti di emancipazione, la storia di una fede che non ha mai smesso di mettere in discussione il potere.

Gesù era anarchico? I primi cristiani hanno portato avanti una rivoluzione dell’uguaglianza? E come ha potuto una fede nata attorno a un uomo crocifisso dall’autorità romana diventare la religione di imperatori, re e Stati, ispirando al contempo resistenze alla loro dominazione? Queste domande conducono al cuore di una storia attraversata da tensioni: tra coscienza e obbedienza, condivisione e proprietà, fraternità universale e appartenenze politiche.

L’anarchismo cristiano esiste realmente. Tolstoj, Dorothy Day, Peter Maurin e Jacques Ellul ne offrono espressioni diverse. Le loro convinzioni non nascono dal nulla: esse rileggono gli Evangelii, la condivisione delle prime comunità e la primazia di Dio come tante ragioni per contestare la violenza, lo sfruttamento e l’assolutizzazione dei poteri umani. Ma questa filiazione non consente di attribuire agli apostoli un programma politico del XIX secolo.

Il nostro filo conduttore sarà quindi il seguente: l’esigenza cristiana di fraternità contiene una forza critica che le istituzioni cristiane stesse non hanno sempre saputo, o voluto, accogliere. Essa può mettere in discussione l’Impero romano, i privilegi di un signore, le disuguaglianze economiche, il razzismo o la trasformazione contemporanea della croce in confine identitario.

1. Gesù anarchico: una domanda feconda, un termine da definire

Nel linguaggio comune, l’anarchia è spesso confusa con il disordine. In filosofia politica, le tradizioni anarchiche criticano piuttosto la dominazione e la legittimità delle gerarchie imposte. Esse concepiscono forme di organizzazione fondate sull’associazione volontaria, l’aiuto reciproco e l’autonomia. Le loro divergenze sono numerose, in particolare su proprietà, violenza e mezzi per trasformare la società.

L’anarchismo cristiano parte da un’altra porta d’ingresso: la fedeltà a Gesù. Per alcuni dei suoi esponenti, il comandamento di amare, il rifiuto della vendetta e la primazia della coscienza rendono incompatibili la vita evangelica e la partecipazione ai meccanismi coercitivi dello Stato. L’obbedienza a Dio diventa allora un limite opposto a ogni pretesa umana di obbedienza totale. Questa famiglia è ben identificata dalle ricerche sull’anarchismo religioso, ma rimane minoritaria nel cristianesimo. [1]

Applicare direttamente questa etichetta a Gesù sarebbe tuttavia un’approssimazione. Egli appartiene all’ebraismo del I secolo, in un mondo in cui religione, ordine sociale e potere politico si intrecciano. Egli annuncia il Regno di Dio; non redige né una costituzione, né un trattato per l’abolizione dello Stato, né un programma di rivoluzione industriale.

La domanda pertinente diventa: quali aspetti del suo insegnamento consentono una critica radicale della dominazione e come alcuni lettori successivi ne hanno tratto conseguenze anarchiche? Questa formulazione conserva tutta la forza del tema. Evita soltanto di far parlare gli antichi con un vocabolario che non era il loro.

2. Le radici ebraiche della giustizia e dell’universale

La radicalità di Gesù non si comprende contro il suo ebraismo, ma al suo interno. Il racconto dell’Esodo pone la liberazione dalla schiavitù al centro di una memoria collettiva. I profeti denunciano l’oppressione, i giudizi corrotti e una pietà che si disinteressa del povero. La protezione della vedova, dell’orfano e dello straniero appartiene già al linguaggio biblico della giustizia.

Presentare il cristianesimo come l’invenzione della compassione in mezzo a un ebraismo supposto chiuso sarebbe quindi storicamente falso e teologicamente dannoso. Gesù, i suoi primi discepoli e Paolo ereditano testi, dibattiti e aspettative ebraiche. I conflitti riportati dagli Evangelii si inseriscono innanzitutto in questa pluralità; non giustificano alcuna colpa collettiva attribuita agli ebrei.

Il Magnificat, nell’Evangelio di Luca, dà a questa speranza una forma toccante: i potenti sono abbassati, gli umili rialzati, gli affamati saziati. Questo canto non descrive una riforma amministrativa; esprime un ribaltamento dello sguardo rivolto alla grandezza. La vicinanza a Dio non si misura né con il rango né con la fortuna. Luca 1,46-55.

Questo punto è importante per tutto il seguito: l’universale cristiano non dovrebbe cancellare il popolo in cui Gesù è nato. Diventa contraddittorio quando si trasforma in superiorità culturale o in antiebraismo. Il Concilio Vaticano II richiamerà esplicitamente questo legame con l’ebraismo e respingerà l’antisemitismo in Nostra aetate. [2]

3. L’Evangelo di fronte alla dominazione, alla ricchezza e all’esclusione

Servire piuttosto che far sentire il proprio potere

In Marco 10,42-45, Gesù prende come esempio contrario i dirigenti che impongono il proprio potere. Ai suoi discepoli che discutono di precedenza, egli propone la figura del servitore. Non chiede semplicemente al capo di essere amabile: sposta il criterio stesso della grandezza. Il rango non esime più dal mettersi al servizio di coloro che non dispongono di alcun rango.

Si comprende la portata politica che alcuni lettori libertari daranno a questo passo. Se un’autorità si giudica dal modo in cui serve, il suo prestigio non basta mai a legittimarla. Questa esigenza vale anche per l’autorità religiosa. Un responsabile cristiano non può esonerarsi da essa con il motivo che parlerebbe in nome del sacro. Marco 10.

La ricchezza sotto lo sguardo dei poveri

Lo stesso capitolo presenta un uomo ricco chiamato a dare ai poveri. La posta in gioco non è una fascinazione romantica per la miseria: è il potere dei beni sul cuore e sulle relazioni. La domanda evangelica obbliga a guardare cosa permette un accumulo, cosa impedisce di condividere e le persone che lascia ai margini.

Questo linguaggio può alimentare critiche al capitalismo; non costituisce in sé una teoria economica completa. I cristiani ne trarranno conclusioni diverse: elemosina, vita comunitaria, riforma sociale, proprietà soggetta a doveri o rottura con l’accumulo. La loro divergenza riguarda le istituzioni e i mezzi, tanto quanto l’interpretazione dei testi.

Il prossimo non è soltanto colui che ci somiglia

Nella parabola del buon samaritano, colui che si mostra vicino al ferito appartiene a un gruppo separato dagli interlocutori di Gesù da confini religiosi e storici. La solidarietà non dipende da un’identità condivisa. L’interrogazione si sposta: invece di fissare chi merita il nostro aiuto, si tratta di diventare il prossimo della persona incontrata. Luca 10,25-37.

Matteo 25 associa, per sua parte, il rapporto con Cristo al soccorso del povero, dello straniero, del malato e del prigioniero. Le interpretazioni precise dell’espressione «i più piccoli» sono oggetto di discussioni esegesi; la ricezione cristiana di questo testo ne ha fatto un fondamento importante delle opere di misericordia. Matteo 25,31-46.

Amare il nemico: una radicalità che non si riduce alla passività

Il Discorso della montagna rifiuta che la reciprocità dell’odio diventi una regola ultima. L’amore per il nemico e il rifiuto della vendetta non chiedono di trovare accettabile l’ingiustizia. Esse pongono una domanda difficile: come resistere senza riprodurre ciò che si combatte?

Tolstoj e i pacifisti cristiani leggeranno questi passi come un divieto della violenza. Altre tradizioni cristiane ammetteranno, a determinate condizioni, l’uso della forza per proteggere. Esiste quindi un vero dibattito interno, non una soluzione accolta all’unanimità. La centralità di queste parole spiega tuttavia perché la non violenza possa presentarsi come un’esigenza evangelica, e non soltanto come una strategia efficace. Matteo 5.

4. I primi cristiani: fraternità, condivisione e contraddizioni

Mettere in comune affinché a nessuno manchi

Gli Atti degli Apostoli descrivono la comunità di Gerusalemme che condivide risorse distribuite secondo i bisogni. La proprietà cessa, in questo quadro, di essere un diritto indifferente al bisogno del prossimo. Ciò che conta è che nessuno rimanga abbandonato all’interno della comunità. Atti 4,32-35.

Bisogna leggere questo passo come il racconto teologico di un ideale comunitario, non come il censimento di tutte le chiese antiche. Le comunità erano diverse e le modalità materiali della loro vita non ci sono note in modo uniforme. Il racconto di Anania e Saffira indica anche che la vendita di un bene non era presentata come un obbligo generale: il problema esposto è quello dell’inganno. Atti 5,1-11.

Si può quindi parlare di condivisione comunitaria e di una critica pratica dell’egoismo proprietario. Parlare immediatamente di comunismo di Stato sarebbe altrettanto anacronistico quanto vi vedere un sistema anarchico compiuto. L’interesse storico risiede proprio in una solidarietà vissuta che precede queste categorie moderne.

L’uguaglianza in Cristo: una promessa dagli effetti incompiuti

Galati 3,28 afferma che le distinzioni tra ebreo e greco, schiavo e uomo libero, uomo e donna non determinano più l’unità in Cristo. Il suo contesto è quello della fede, del battesimo e dell’accesso alla promessa. Non bisogna quindi trasformare il versetto in una dichiarazione antica dei diritti civili. Ma esso mette in discussione ogni pretesa di riservare l’appartenenza a Cristo a un’origine o a uno status. Galati 3.

Questa uguaglianza religiosa non ha cancellato all’improvviso la schiavitù né le gerarchie di genere. Nella lettera a Filemone, Paolo chiede che Onesimo sia accolto come un fratello, senza formulare un’abolizione generale dell’istituzione servile. Il testo apre una tensione morale piuttosto che risolverla giuridicamente. Filemone 1.

Le differenze economiche persistono anche: a Corinto, Paolo rimprovera ai partecipanti al pasto comunitario di umiliare coloro che non hanno nulla. Questa protesta è preziosa, perché impedisce di mitizzare le origini. La fraternità si scontra già con i comportamenti dei credenti stessi. 1 Corinzi 11,17-34.

L’eredità rivoluzionaria si colloca in questo divario diventato visibile: se ci chiamiamo fratelli, come possiamo continuare a trattarci come esseri di valore ineguale? I movimenti successivi potranno riprendere la questione e spingerne più avanti le conseguenze sociali.

5. Di fronte a Roma: coscienza, disobbedienza e rifiuto dell’idolatria

I primi cristiani non costituiscono un fronte politico omogeneo. Vivono nelle città e nelle province dell’Impero, esercitano mestieri, mantengono legami familiari e cercano spesso la possibilità di un’esistenza pacifica. Le persecuzioni non sono né costanti né identiche a seconda dei luoghi e dei periodi.

Il conflitto appare in particolare quando i gesti religiosi attesi dalle autorità diventano prove di fedeltà. Intorno al 112, la corrispondenza di Plinio il Giovane e di Traiano mostra che il rifiuto persistente di abiurare può portare alla condanna. Per i credenti coinvolti, riconoscere l’ordine civile non significa rendere culto alle sue potenze. [3]

Obbedire a Dio piuttosto che agli uomini

In Atti 5,29, gli apostoli pongono il loro dovere religioso in opposizione al divieto di predicare. Il passo non mira direttamente a un programma contro l’Impero: riporta un conflitto con le autorità che cercano di interrompere la loro missione. La sua ricezione supererà tuttavia questa situazione. Diventerà un riferimento per pensare la disobbedienza di coscienza. Atti 5.

L’Apocalisse propone un altro linguaggio, simbolico e visionario: quello delle potenze che esigono adorazione e sottomissione. La sua lettura anti-imperiale sottolinea il pericolo di un ordine che si presenta come indiscutibile e pretende di catturare persino la fedeltà religiosa. Non si confonde con un manuale di insurrezione. Apocalisse 13.

La difficoltà di Romani 13

Lo stesso Nuovo Testamento contiene un appello alla sottomissione alle autorità in Romani 13,1-7. Paolo attribuisce loro una funzione di ordine ed evoca il pagamento dell’imposta. Un dossier sull’anarchismo cristiano che sopprimesse questo passo non sarebbe serio.

Le interpretazioni divergono: riconoscimento della funzione civile, consiglio rivolto a una comunità vulnerabile o obbedienza limitata dal servizio del bene. Gli anarchici cristiani lo rileggono alla luce dell’insieme degli Evangelii e rifiutano di trasformarlo in un’autorizzazione illimitata concessa allo Stato. Altri cristiani vi trovano un fondamento più positivo dell’autorità politica. Romani 13.

La conclusione storica è precisa: le fonti attestano una tensione tra accomodamento e resistenza, non una volontà collettiva dimostrata di abbattere tutti gli Stati. La conclusione filosofica può essere più radicale: quando la coscienza cessa di appartenere interamente al sovrano, la sua dominazione incontra un limite.

6. Pesce, ancora e crisma: i simboli delle origini

Le immagini delle catacombe rendono tangibile questa fede. Esse esprimono speranza, salvezza, preghiera e appartenenza a una comunità. Alcune potevano anche consentire un riconoscimento discreto. Ma bisogna evitare di trasformare ogni motivo in una password clandestina o di presentare le catacombe come rifugi permanenti: sono innanzitutto spazi funerari. [4]

Simbolo Senso cristiano Precauzione storica
Il pesce, ichthys La parola greca permette un acrostico che confessa Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore. Il suo uso antico è attestato; il racconto del segno tracciato da due nel sabbia non deve essere presentato come una pratica universalmente dimostrata.
L’ancora Stabilità della fede e speranza di salvezza. Un motivo può avere diversi significati a seconda del contesto e degli altri elementi dell’iscrizione.
Il Buon Pastore Protezione e salvezza raffigurate dal pastore che porta una pecora. L’immagine riprende anche un repertorio visivo antico condiviso; il suo contesto ne chiarisce la lettura cristiana.
L’orante Figura con le braccia levate, associata alla preghiera. Non rappresenta necessariamente un personaggio biblico identificabile.
Il crisma ☧ Monogramma formato con le lettere greche chi e rho, iniziali di Cristo. La sua associazione al potere costantiniano segna una fase diversa della storia dei simboli.

Il passaggio da segni incisi presso i morti a emblemi legati al potere imperiale riassume una trasformazione importante: la fede di una minoranza diventa progressivamente un linguaggio pubblico di legittimità. Il simbolo può mantenere la sua profondità spirituale pur cambiando uso politico.

7. Da Costantino alla cristianità: il rischio del potere

Il IV secolo modifica profondamente le condizioni della vita cristiana. Nel 313, le misure associate a Costantino e Licinio, tradizionalmente indicate come l’Editto di Milano, garantiscono la libertà religiosa e la restituzione dei beni confiscati. Costantino favorisce poi le Chiese e convoca il Concilio di Nicea nel 325. Ciò non significa che inventi il cristianesimo o che tutti gli abitanti dell’Impero si convertano immediatamente.

Un’altra fase si verifica nel 380: sotto Teodosio I, con Gresciano e Valente II, l’Editto di Tessalonica afferma la norma del cristianesimo niceo. La trasformazione è progressiva, diversa a seconda delle regioni e accompagnata da conflitti tra cristiani. [5]

Per le comunità che avevano conosciuto la repressione, la protezione imperiale rappresenta un cambiamento immenso. Permette di costruire, insegnare, soccorrere e organizzarsi pubblicamente. Ma espone anche i responsabili religiosi alle logiche di corte, agli interessi del sovrano e alla tentazione di usare la coercizione contro i dissidenti.

Il paradosso diventa duraturo: una Chiesa può denunciare l’ingiustizia pur beneficiando dell’ordine che la produce. Può proteggere le persone dall’arbitrio e partecipare a dispositivi di esclusione. Né la narrazione di una corruzione totale a partire da Costantino, né quella di un progresso senza ombre rende conto di questa storia.

I secoli successivi non conoscono, tra l’altro, un blocco unico chiamato «la Chiesa» di fronte a un blocco chiamato «il potere». Vescovi, papi, monasteri, imperatori, re e autorità urbane negoziano, rivaleggiano e si oppongono. La pluralità dei poteri può aprire spazi di ricorso; può anche moltiplicare le costrizioni. Per approfondire il quadro antico, vedere il nostro dossier sull’Impero romano e i primi cristiani.

8. Francesco d’Assisi: la povertà come appello

All’inizio del XIII secolo, Francesco d’Assisi pone la povertà volontaria e la vicinanza agli esclusi al centro della sua vita. Il suo rapporto con i lebbrosi è emblematico: la conversione si gioca anche nell’incontro con persone che la paura e il disgusto tenevano a distanza. Il suo spogliamento mette in discussione l’evidenza sociale secondo cui avere successo significa acquisire, distinguersi e comandare. [6]

Francesco non fonda tuttavia un partito anarchico e non cerca semplicemente di abolire l’istituzione ecclesiale. Chiede un riconoscimento per il suo modo di vivere e rimane iscritto nella Chiesa. La sua critica è tanto più singolare quanto più agisce da questa appartenenza: ricorda un’esigenza che il prestigio e il benessere possono coprire.

Nel 1219, il suo incontro con il sultano al-Malik al-Kamil, durante la quinta crociata, offre un’altra immagine del rapporto con l’avversario. Sarebbe anacronistico farne una conferenza moderna sul pluralismo: Francesco porta un desiderio missionario. Ma l’incontro personale attraversa un mondo di guerra e mostra che l’altro non si riduce alla figura del nemico. [6]

Ciò che le sensibilità libertarie possono riconoscere qui è un modo di abitare il mondo diversamente: rinunciare a certi privilegi, condividere la vulnerabilità, preferire una relazione diretta alla logica della conquista. È una parentela di ispirazione, non la prova che tutte le tradizioni francescane sarebbero state anarchiche.

9. San Luigi: la quercia, i signori e i limiti della giustizia regia

Ciò che racconta realmente la quercia di Vincennes

Joinville riferisce che Luigi IX riceveva persone venute a esporre le loro questioni a Vincennes, seduto accanto a una quercia. L’immagine è diventata un’icona della giustizia francese. Esprime un’aspirazione forte: il sovrano deve poter ascoltare le lamentele, anche al di là degli intermediari che potrebbero soffocarle.

Le ricerche di Marie Dejoux e dei suoi colleghi invitano tuttavia a guardare anche alle istituzioni: inchieste di riparazione, procedure, tribunali e sviluppo della giustizia regia. Un’udienza sotto un albero non riassume il governo di un regno. L’ideale di un re accessibile accompagna la costruzione di una sovranità più forte. [7]

Un potente signore poteva essere preoccupato?

Il caso di Enguerrand IV di Coucy, generalmente collocato nel 1259, permette di rispondere senza inventare una scena. Il signore viene perseguito dopo aver fatto impiccare tre giovani che avevano cacciato sulle sue terre, senza un regolare giudizio. Il re vuole affermare che il potere signorile non si sottrae alla giustizia. L’esito deriva anche da rapporti di forza e compromessi; non corrisponde a un’uguaglianza giudiziaria moderna.

Bisogna soprattutto separare questo episodio dalla narrazione di Vincennes. Non possiamo raccontare che queste vittime fossero contadini di cui San Luigi avrebbe giudicato il signore sotto la quercia: le fonti le presentano generalmente come giovani nobili. La distinzione rende l’esempio più solido, senza eliminarne la forza. [8]

Una giustizia cristiana, ma non ancora universale nei suoi effetti

Luigi IX non è un precursore dell’anarchismo: rafforza la monarchia. La sua concezione della giustizia mostra piuttosto che un potere cristiano poteva essere tenuto, nel proprio linguaggio, a rispondere degli abusi dei potenti. L’autorità si dà un obbligo morale, anche quando consolida simultaneamente il proprio dominio.

Questo ritratto sarebbe ingannevole senza le esclusioni del suo regno. Le misure contro gli ebrei, la combustione dei manoscritti del Talmud e l’imposizione della ruota nel 1269 manifestano i limiti di un ordine che pensa la giustizia all’interno di un progetto religioso coercitivo. Le crociate e la repressione di comportamenti considerati peccati appartengono anch’esse a questo contesto. [9]

La lezione non è quindi che un re santo avrebbe realizzato l’uguaglianza contemporanea. È più esigente: un ideale di giustizia può produrre protezioni reali e coesistere con persecuzioni. La storia cristiana obbliga a esaminare entrambe, anche quando ciò disturba una memoria ammirativa. La nostra storia di Francia, dalla Gallia ai re colloca questo regno nella costruzione del regno.

Evocazione artistica di San Luigi che ascolta dei giustiziabili sotto una quercia
San Luigi e l’ideale del re giustiziere. Scena e architettura immaginate, senza valore di ricostruzione documentaria.

10. Diggers e quaccheri: la Bibbia diventa contestazione sociale

I Diggers del 1649: la terra e il diritto di vivere

Nel mezzo della rivoluzione inglese, Gerrard Winstanley e i suoi compagni iniziano nel 1649 a coltivare collettivamente terre a St George’s Hill, nel Surrey. Soprannominati i Diggers, si presentano come «veri livellatori». Il loro manifesto contesta un’organizzazione in cui alcuni proprietari dispongono della terra mentre altri devono dipendere da loro per sussistere.

La loro argomentazione è biblica e spirituale: la creazione non può essere riservata a una minoranza. La loro risposta non consiste soltanto nell’aspettare una riforma; mettono in pratica una comunità di lavoro e sussistenza. Il manifesto afferma un’intenzione pacifica. [10]

Qualificarli precursori comunisti o libertari può aiutare a confrontare le idee, a condizione di conservarne il contesto. Non sono i membri anticipati di un’organizzazione del XIX secolo. La loro importanza risiede nell’incontro tra linguaggio religioso, critica della proprietà fondiaria e sperimentazione collettiva.

I quaccheri: coscienza, uguaglianza e autocritica

Il movimento quacchero, nato nel XVII secolo, dà un posto importante alla coscienza e al valore spirituale di ogni persona. Il rifiuto di certi segni di deferenza sociale, il posto delle donne nella vita religiosa e il testimone di pace possono mettere in discussione gerarchie considerate naturali.

Alcuni quaccheri partecipano poi attivamente alle lotte contro la schiavitù. Non bisogna tuttavia dimenticare che alcuni possedevano essi stessi degli schiavi e che l’abolizionismo si è imposto attraverso dibattiti e conversioni interne. Le risorse quaccheri contemporanee riconoscono anche i limiti dell’uguaglianza effettivamente concessa alle persone nere. [11]

Questo esempio mostra un’influenza consapevole delle convinzioni cristiane sull’emancipazione, ma anche un lavoro storico di correzione delle pratiche cristiane. La fraternità non agisce magicamente: deve essere presa sul serio contro abitudini, interessi e a volte contro la propria comunità.

11. Tolstoj: rifiutare di partecipare alla violenza

Lev Tolstoj è uno dei nomi principali dell’anarchismo cristiano moderno. In Il Regno di Dio è in voi, pubblicato nel 1893, sviluppa una lettura esigente del comandamento di non opporsi al male con la violenza. Non si tratta di approvare il male, ma di rifiutare i mezzi che, secondo lui, lo perpetuano.

Lo Stato si fonda sulla possibilità di costringere, punire e fare la guerra. Tolstoj chiede quindi al cristiano di non cooperare a questi meccanismi: il servizio militare, i giuramenti di fedeltà e l’esercizio di una violenza istituzionale diventano problemi di coscienza. La sua critica mira anche alle Chiese quando benedicono ciò che egli ritiene contrario all’insegnamento di Gesù. [12]

La sua posizione non rappresenta l’ortodossia russa istituzionale; il suo rapporto con essa è profondamente conflittuale. È proprio questo ciò che conta: il cristianesimo può diventare, in uno dei suoi lettori, un argomento contro l’alleanza delle autorità politiche e religiose.

Gli ambienti tolstojiani sperimentano forme di vita semplici, di lavoro condiviso e di rifiuto della violenza. Il loro orizzonte è una trasformazione che inizia dalla condotta quotidiana. Aspettare un regime perfetto non esime dal cessare, fin da ora, di partecipare a ciò che si giudica ingiusto.

Questo pensiero incontra tuttavia un’obiezione formidabile: come proteggere una vittima quando l’aggressore rifiuta ogni reciprocità? I pacifisti rispondono con diverse forme di resistenza attiva; altri cristiani ritengono che la protezione possa esigere una forza proporzionata. Presentare il dibattito permette di misurare la radicalità tolstojiana senza trasformarla in una soluzione facile.

12. Dorothy Day e Peter Maurin: l’anarchismo dell’ospitalità

Il Catholic Worker nasce a New York nel 1933, attorno a Dorothy Day e Peter Maurin, nel contesto della Grande Depressione. Un giornale, case di accoglienza e esperienze comunitarie articolano riflessione sociale e soccorso concreto. Non basta difendere il povero in teoria: bisogna accogliere una persona, preparare un pasto, condividere un luogo di vita. [13]

In Dorothy Day, cattolicesimo, personalismo, pacifismo e simpatie anarchiche si incontrano. Un testo del 1958 esplicita in particolare questi principi, con l’importanza del lavoro manuale e di un’azione che parte dalle persone. L’aiuto reciproco non deve diventare un semplice servizio impersonale reso a una categoria amministrativa. [14]

Questa corrente sposta la questione rivoluzionaria. Come costruire relazioni che riducano effettivamente la dipendenza, la solitudine e l’umiliazione? Come fare della comunità qualcos’altro che un apparato diretto dall’alto? L’ospitalità diventa politica perché modifica il posto accordato a coloro che sono considerati inutili.

Day rimane tuttavia legata alla fede e alla vita sacramentale cattolica. Questa articolazione impedisce un’equazione troppo semplice tra anarchismo cristiano e rifiuto di ogni appartenenza ecclesiale. Manifesta una tensione vissuta tra istituzione religiosa, libertà di coscienza e critica sociale.

Bisogna anche riconoscere la difficoltà pratica: accogliere richiede tempo, risorse, limiti e responsabilità. Una comunità volontaria non sfugge automaticamente ai rapporti di potere. La sua esigenza è precisamente renderli visibili e correggerli, anziché credere che la buona intenzione basti.

Pasto solidale in una casa di accoglienza immaginata negli anni Trenta
L’ospitalità come impegno concreto presso i poveri. Scena ispirata allo spirito del Catholic Worker; i personaggi sono immaginari.

13. Jacques Ellul: nessun potere umano è assoluto

Il pensatore protestante francese Jacques Ellul dedica Anarchia e cristianesimo, pubblicato nel 1988, a un rapporto che molti ritengono impossibile. Come avvicinare una fede spesso associata all’obbedienza e un pensiero critico dell’autorità? Risponde rileggendo i testi biblici e i meccanismi attraverso i quali le società sacralizzano i propri poteri. [15]

In Ellul, riconoscere Dio non significa dare carta bianca a coloro che pretendono di rappresentarlo. È al contrario rifiutare che lo Stato, la nazione, la tecnica o un’organizzazione diventino l’orizzonte ultimo della vita umana. L’anarchia deve essere compresa come una critica del dominio, non come il gusto del caos.

Questa prospettiva non promette che un semplice cambio di regime renderebbe gli esseri umani irreprensibili. I meccanismi del potere possono riapparire nelle istituzioni nate per combatterli. La vigilanza deve quindi mirare anche ai mezzi dell’emancipazione: un movimento che schiaccia le coscienze in nome della libertà contraddice il proprio scopo.

Ellul non risolve tutte le tensioni del cristianesimo politico. Obbliga tuttavia a porre una domanda duratura: quando un cristiano obbedisce, a cosa obbedisce realmente? A un’esigenza di giustizia, a una paura, a un’abitudine o a un’autorità diventata intoccabile?

14. Abolizione, diritti civili e cristianismi di liberazione

Influenze reali, senza genealogia unica

Una stessa tradizione ha potuto servire a legittimare la schiavitù e a combatterla. La storia delle società cristiane comprende la partecipazione al traffico, il possesso di esseri umani e le giustificazioni religiose dell’uguaglianza. Comprende anche resistenze nutrite dalla convinzione di una dignità comune. Riconoscere le seconde non candeggia le prime.

La dichiarazione del Santuario del 2023 sulla «dottrina della scoperta» ricorda questa storia conflittuale: rifiuta questa dottrina e riconosce che dei documenti pontifici sono stati utilizzati in imprese coloniali lesive dei popoli indigeni. L’universalismo non esime quindi dall’esaminare ciò che è stato fatto in suo nome. [16]

Martin Luther King: amare senza arrendersi

Martin Luther King articola esplicitamente l’etica cristiana dell’amore e i metodi di resistenza non violenta associati a Gandhi. Il boicottaggio, la mobilitazione e la disobbedienza civile non consistono nell’aspettare passivamente che l’avversario cambi. Rendono visibile l’ingiustizia e organizzano una pressione collettiva. [17]

King non rientra tuttavia nell’anarchismo cristiano nello stesso senso di Tolstoj. Lotta per diritti garantiti e per la trasformazione delle istituzioni. Questa differenza è essenziale: un’ispirazione cristiana comune può condurre a riformare lo Stato, a resistergli o a contestarne il principio.

La dottrina sociale cattolica: un’altra via

Con Rerum novarum, nel 1891, Leone XIII affronta la condizione operaia, i doveri dei datori di lavoro, le associazioni di lavoratori e la responsabilità del potere pubblico. Difende inoltre la proprietà privata e critica il socialismo collettivista. Questo testo non può quindi essere annossato all’anarchismo. Testimonia un altro modo di contestare l’ingiustizia economica, riconoscendo un ruolo positivo alle istituzioni. [18]

Nel XX secolo, le teologie della liberazione mettono particolarmente in risalto la condizione dei poveri e la critica alle strutture di oppressione. Sono varie, dibattute e non si confondono né con un partito né con un metodo unico. Ampliano la questione: la fede può chiedere di trasformare le condizioni che producono la miseria, al di là del solo soccorso alle sue vittime.

La filiazione più solida è quindi plurale. Esistono influenze dirette, quando gli attori stessi spiegano il loro debito ai Vangeli; trasmissioni attraverso le comunità; e somiglianze che non dimostrano una causalità. Affermare che tutte le rivoluzioni moderne discendano dal cristianesimo cancellerebbe le fonti ebraiche, antiche, umaniste, razionaliste e non europee dell’emancipazione.

15. Estrema destra: quando l’identità strumentalizza la fede

Nominare la contraddizione senza confondere tutti i credenti

Il problema non si riduce a sapere se un discorso impiega croci, cita santi o celebra cattedrali. Bisogna chiedere cosa ne fa di questi riferimenti. Una fede che chiama a riconoscere il prossimo può essere trasformata in un segno di appartenenza usato per indicare coloro che non sarebbero mai pienamente dei nostri. È questa trasformazione che qui chiamiamo strumentalizzazione.

È documentata in diversi movimenti dell’estrema destra e della destra radicale populista. Il loro rapporto con il cristianesimo varia: convinzioni religiose effettive, attaccamento culturale, strategia elettorale, persino coesistenza con sensibilità anticristiane. Questa diversità non elimina la critica; obbliga a portarla su discorsi, pratiche e meccanismi identificabili.

L’attaccamento a un paese, al suo patrimonio o a una tradizione religiosa non implica in sé una logica di esclusione. La rottura appare quando l’origine, la religione presunta o la nascita servono a gerarchizzare la dignità, a costruire una colpa collettiva o a rendere accettabile la sofferenza di alcuni.

Il «cristianesimo identitario» studiato dai ricercatori

In The Godless Crusade, Tobias Cremer studia l’uso del cristianesimo nelle politiche identitarie della destra populista occidentale. Il suo capitolo dedicato alla Francia mostra in particolare come riferimenti cristiani e laici possano essere mobilitati come marcatori culturali contro l’islam, senza un necessario avvicinamento alle posizioni sociali o alle istituzioni cristiane. Analizza anche le tensioni tra il Rassemblement national, Éric Zemmour e la Chiesa cattolica su queste questioni. Si tratta qui di presentare una ricerca pubblicata nel 2023, non di cristallizzare l’insieme delle posizioni attuali di questi attori. [19]

Altri lavori confrontano i discorsi europei di «civiltà cristiana». Mostrano come un’identità continentale possa unire nazionalismi diversi e rappresentare i musulmani o i migranti come una minaccia esterna. Il cristianesimo diventa allora un’eredità da difendere contro un gruppo piuttosto che una pratica spirituale che obbliga a incontrare una persona. [20]

Perché questo ferisce il cuore dell’etica cristiana

La contraddizione non ha bisogno di uno slogan partitico per essere formulata. Appare quando si confrontano le finalità:

  • Fare dell’origine una misura di valore contraddice la vocazione universale della comunità cristiana.
  • Trattare lo straniero come un nemico per natura entra in conflitto con lo spostamento dello sguardo proposto dal buon Samaritano.
  • Sacralizzare un capo, una nazione o la forza sottrae il potere all’esame morale al quale il Vangelo lo sottopone.
  • Esaltare i simboli mentre si disprezza i vulnerabili dissocia l’ostentazione religiosa dalle richieste concrete della misericordia.

Questo confronto è una lettura teologica argomentata. Non pretende di leggere le coscienze individuali né di decidere della fede intima di ogni elettore. Permette invece di affermare chiaramente che il razzismo, la disumanizzazione e il culto della dominazione sono incompatibili con la pari dignità e l’amore del prossimo rivendicati dalla fede cristiana.

Restano dibattiti legittimi sulle politiche pubbliche, sui loro mezzi, sulle loro capacità e sui loro effetti. Questi disaccordi non danno il diritto di togliere a una persona la sua qualità di prossimo. La dignità costituisce un limite morale sia al modo di dibattere sia al modo di agire.

La storia estrema di un cristianesimo sottomesso alla razza

La Germania nazista offre un caso storico preciso, che non deve essere utilizzato come un’equivalenza automatica con tutti i movimenti attuali. I Deutsche Christen, o «cristiani tedeschi», cercarono di adattare il protestantesimo all’ideologia nazista, in particolare introducendo in essa criteri razziali. L’opposizione ecclesiale a questa impresa fu reale, ma frammentaria; difendere l’autonomia delle chiese non implicava sempre difendere tutte le vittime del regime. [21]

Nel 1937, Mit brennender Sorge condanna la divinizzazione della razza, del popolo, dello Stato e dei detentori del potere. Questo testo permette di formulare la questione nelle stesse categorie del cattolicesimo: porre la nazione o la razza al di sopra dell’esigenza divina rientra nell’idolatria. Non basta, tuttavia, da solo a raccontare l’insieme degli atteggiamenti cattolici di fronte al nazismo. [22]

Le responsabilità cristiane devono rimanere visibili: eredità antiebraiche, accomodamenti, silenzi e collaborazioni appartengono a questa storia, accanto alle resistenze e ai soccorsi. L’strumentalizzazione non proviene sempre dall’esterno. Può anche essere accettata o prodotta da credenti e responsabili religiosi.

Una memoria cristiana che deve poter criticare se stessa

La risposta più fedele all’universale non è quindi dichiarare innocente tutta la storia cristiana. Consiste nel misurare le proprie azioni ai propri precetti, e poi riconoscere ciò che li ha contraddetti. Nostra aetate condanna le discriminazioni e le persecuzioni antisemite; Dignitatis humanae afferma il diritto di non essere costretti in materia religiosa. Questi testi del 1965 non dissolvono la fede: esplicitano le conseguenze della dignità umana per una società pluralista. [2]

Questo criterio vale anche oltre le estreme destre. Una causa che pretende di liberare ma autorizza la disumanizzazione deve subire lo stesso esame. Questa universalità della critica non deve tuttavia servire a eludere le precise strumentalizzazioni identitarie studiate qui.

16. Leone XIV e la dignità umana: un’esigenza sempre attuale

L’attualità di questo dibattito non si basa su una citazione isolata che circola sui social network. Può basarsi su testi pontifici identificati. In Dilexi te, datato 4 ottobre 2025, Leone XIV pone l’amore per i poveri al centro della vita cristiana. Il soccorso alle persone vulnerabili non è un supplemento facoltativo aggiunto alla fede. [23]

Nel suo messaggio per la Giornata mondiale dei migranti e dei rifugiati del 27 settembre 2026, il papa attira in particolare l’attenzione sui bambini sfollati. Insiste sulla singolarità delle persone, sulla loro protezione e sulla loro dignità, piuttosto che sulla loro riduzione a numeri o a categorie. [24]

L’enciclica Magnifica humanitas, del 15 maggio 2026, sviluppa inoltre questa prospettiva, in particolare al paragrafo 81: accoglienza dignitosa, integrazione e azione sulle cause che costringono a partire devono essere pensate insieme. Collega il diritto di cercare una vita sicura alla possibilità di restare nel proprio paese in pace. [25]

Questi insegnamenti non fanno del papa un anarchico. La dottrina sociale cattolica riconosce un ruolo ai poteri pubblici e alla cooperazione istituzionale. La loro vicinanza al nostro tema si colloca altrove: nessuna organizzazione politica può trattare la dignità come un privilegio riservato ai suoi membri.

È quindi possibile studiare insieme l’anarchismo cristiano e la parola pontificia senza confonderli. Il primo può contestare la struttura coercitiva dello Stato; la seconda chiama anche le istituzioni a servire il bene comune. Possono incontrarsi nel rifiuto di fare dell’essere umano uno strumento, una minaccia astratta o una variabile trascurabile.

17. Cronologia e filiazioni: ciò che unisce, ciò che distingue

Punto di riferimento Momento o figura Rapporto con il potere
I secolo Gesù e prime comunità Servizio, condivisione, uguaglianza in Cristo; relazioni diverse con l’autorità.
Verso il 112 Plinio e Traiano Il rifiuto religioso diventa una prova di obbedienza al potere.
313–380 Da Costantino a Teodosio Protezione imperiale e poi affermazione di una norma cristiana da parte dell’Impero.
Inizio del XIII secolo Francesco d’Assisi Spogliamento e vicinanza agli esclusi all’interno della Chiesa.
1226–1270 Regno di Luigi IX Giustizia regia rafforzata, obblighi morali del re ed esclusioni religiose.
1649 Diggers Sperimentazione comunitaria e contestazione dell’appropriazione della terra.
XVII–XIX secolo Quaccheri e abolizionismo Coscienza, pace, lotta contro la schiavitù; evoluzioni e contraddizioni interne.
1891 Rerum novarum Riforma sociale cattolica che riconosce proprietà e autorità pubblica.
1893 Tolstoj, Il Regno di Dio è in voi Rifiuto cristiano della violenza statale e della cooperazione ad essa.
1933 Fondazione del Catholic Worker Ospitalità, personalismo, pacifismo e comunità locali.
1937 Mit brennender Sorge Condanna dell’idolatria della razza e dello Stato.
Anni 1950–1960 Martin Luther King Resistenza non violenta per trasformare le leggi e le istituzioni.
1965 Concilio Vaticano II Libertà religiosa e rifiuto delle discriminazioni nei testi conciliari.
1988 Ellul, Anarchia e cristianesimo Critica biblica della dominazione e della sacralizzazione dei poteri.
2025–2026 Insegnamenti di Leone XIV Poveri, migranti, dignità umana e responsabilità sociale.

Questa cronologia non delinea un’organizzazione continua. Riunisce momenti in cui la fede nutre un interrogativo sulla giustizia. San Luigi, Tolstoj, Day e King non propongono la stessa politica. Distinguerli permette di comprendere ciò che circola realmente tra i secoli: testi, gesti, obiezioni e speranze reinterpretati.

Una fraternità che obbliga ancora

Il cristianesimo non è soltanto la storia di una religione diventata potente. È anche quella di voci che hanno chiesto a questa potenza di rendere conto. I suoi testi sono stati invocati per mantenere un ordine; hanno permesso anche di svelarne le contraddizioni.

Gli anarchici cristiani danno a questa tensione una risposta particolarmente radicale: vivere fin da ora l’aiuto reciproco, rifiutare di rendere sacra la coercizione e cercare relazioni che non si fondino sulla dominazione. Altri cristiani rispondono con la riforma delle istituzioni, la giustizia sociale o la garanzia dei diritti. La storia non li rende intercambiabili.

Lascia tuttavia una domanda comune: che valore ha una fedeltà proclamata se non cambia nulla del destino di colui che si umilia? E che diventa l’universale quando serve a tracciare un confine morale tra le persone degne di attenzione e quelle di cui si potrebbe ignorare la sofferenza?

Una fede incentrata su un uomo crocifisso non può fare del disprezzo per i deboli il suo ideale senza entrare in contraddizione con il proprio racconto. È in questa esigenza, sempre da riprendere e mai definitivamente acquisita, che risiede la potenza rivoluzionaria della fraternità cristiana.

18. Domande frequenti

Gesù era anarchico?

Non nel senso di una filosofia politica costituita nel XIX secolo. Il suo insegnamento sul servizio, sulle ricchezze e sull’amore per il nemico ha tuttavia ispirato interpretazioni anarchiche cristiane. È più esatto parlare di una lettura libertaria dei Vangeli che di un’appartenenza politica di Gesù.

I primi cristiani volevano rovesciare l’Impero romano?

Non si può affermarlo collettivamente. I testi testimoniano condivisione, resistenza religiosa e disobbedienza, ma anche appelli a rispettare l’autorità civile. La loro speranza nel Regno di Dio non si riduce a una strategia di presa o di distruzione del potere.

Quali sono i principali rappresentanti dell’anarchismo cristiano?

Tolstoj, Dorothy Day, Peter Maurin e Jacques Ellul figurano tra i riferimenti maggiori, con differenze importanti. I Diggers sono piuttosto presentati come precursori. Non tutti i cristiani impegnati per la giustizia sociale sono anarchici.

Il cristianesimo è di sinistra o di destra?

Precede queste categorie e ha ispirato impegni molteplici. Ciò non impedisce di confrontare una posizione politica con le esigenze che pretende di rispettare. La dignità umana, l’amore del prossimo e il rifiuto dell’idolatria possono servire come criteri critici senza diventare il monopolio di un partito.

Perché parlare di strumentalizzazione del cristianesimo da parte dell’estrema destra?

Perché ricerche documentano l’uso di riferimenti cristiani come confini identitari contro gruppi designati come stranieri. La critica verte su questo meccanismo e sulle pratiche di esclusione, senza assimilare ogni credente conservatore né ogni elettore a un’unica intenzione.

San Luigi difendeva i deboli contro i signori?

Il suo regno sviluppò la giustizia regia e la possibilità di mettere in discussione i potenti. Ma rafforzò anche la monarchia e applicò politiche religiose repressive. La quercia di Vincennes e l’affare di Coucy devono essere distinti.

La non violenza cristiana significa non fare nulla?

No. Può condurre alla disobbedienza civile, ai boicottaggi, alla non cooperazione e all’aiuto reciproco. I suoi sostenitori rifiutano di confondere l’assenza di violenza con l’accettazione dell’ingiustizia. I limiti e le condizioni di questa posizione restano dibattuti tra i cristiani.

19. Fonti e percorsi di lettura

Metodo editoriale. Questo dossier è una sintesi di divulgazione documentata e un tentativo di lettura, non una pubblicazione universitaria sottoposta a revisione paritaria. I riferimenti biblici rimandano ai testi; i lavori storici ne chiariscono il contesto e la ricezione. I testi istituzionali espongono la posizione dei loro autori, senza costituire di per sé una storia imparziale delle istituzioni. Le interpretazioni proposte nell’articolo sono distinte dagli eventi attestati.

Testi biblici

I link integrati nel testo rimandano alla traduzione liturgica dell’AELF: Marco 10; Matteo 5 e 25; Luca 1 e 10; Atti 4 e 5; Galati 3; Romani 13; 1 Corinzi 11; Filemone; Apocalisse 13. I passaggi sono principalmente parafrasati e commentati.

Storia, filosofia politica e documenti

  1. Anarchismo religioso. Andrew Fiala, Anarchism, Stanford Encyclopedia of Philosophy, in particolare la sezione sull’anarchismo religioso. Per approfondire: Alexandre Christoyannopoulos, Christian Anarchism: A Political Commentary on the Gospel, 2010; e il suo articolo sull’anarco-pacifismo, International Studies Quarterly, 2022.
  2. Vaticano II. Nostra aetate, 28 ottobre 1965, in particolare i paragrafi 4 e 5; Dignitatis humanae, 7 dicembre 1965, in particolare il paragrafo 2.
  3. Cristiani e autorità romane. Plinio il Giovane, Lettere, X, 96-97, corrispondenza con Traiano; presentazione ed estratti in Christians on trial, Christian History Institute.
  4. Archeologia e simboli. Commissione pontificia per l’archeologia sacra, Le catacombe cristiane e dossier sui simboli cristiani antichi; Catacombe di San Callisto, I simboli. Le usanze vanno ricollocate nel loro contesto funerario.
  5. Cristianizzazione dell’Impero. World History Encyclopedia, Early Christianity e indicatori della crescita del cristianesimo. Per approfondire: Peter Brown, The Rise of Western Christendom.
  6. Francesco d’Assisi. Commission on the Franciscan Intellectual-Spiritual Tradition, Saint Francis: The Poor Man of Assisi e The Franciscan Embrace of the Other; ricordo dell’incontro del 1219 nell’udienza del papa Francesco del 6 febbraio 2019. Per approfondire: André Vauchez, Francesco d’Assisi. Tra storia e memoria, 2009.
  7. Giustizia di San Luigi. Laboratoire de médiévistique occidentale de Paris, Ritorno sulla giustizia di San Luigi, programma promosso da Marie Dejoux. Marie Dejoux, Pierre-Anne Forcadet, Vincent Martin e Liêm Tuttle, La Giustizia di San Luigi. Nell’ombra del rovere, 2024. Il racconto di Vincennes proviene da Joinville, Vita di San Luigi.
  8. Affare di Coucy. Archives départementales de l’Aisne, Carta di donazione di Enguerrand IV di Coucy all’abbazia di Saint-Nicolas-au-Bois; Marie Dejoux, Luigi IX, la giustizia regia e l’inchiesta: ritorno sull’affare Enguerrand di Coucy, 2014. Alcuni accessi potrebbero essere limitati.
  9. I limiti della giustizia regia. Veda l’opera collettiva precedente e la sua recensione su Le Monde, 17 giugno 2024, sulle dimensioni morali, politiche e repressive di questa giustizia.
  10. Diggers. Gerrard Winstanley e i suoi compagni, The True Levellers Standard Advanced, 1649, testo primario disponibile in trascrizione. Le categorie di «precursore» o di «proto-anarchismo» sono letture retrospettive.
  11. Quaccheri, uguaglianza e schiavitù. Quaker.org, How Do Quakers Practice Equality and Equity? e William Penn, risorse che affrontano anche le contraddizioni interne di questa storia.
  12. Tolstoij. The Kingdom of God Is Within You, testo in traduzione inglese disponibile su Project Gutenberg; prima pubblicazione dell’opera nel 1893. Veda anche Christoyannopoulos, Tolstoy’s Political Thought, 2020.
  13. Catholic Worker. History of the Catholic Worker Movement, storia pubblicata dal movimento. Per un approccio accademico: From Union Square to Heaven: Dorothy Day and the Origin of Catholic Worker Anarchism, in Radical Gotham.
  14. Dorothy Day. Workers of the World Unite Under Christ, Light of the World, 1958, testo primario sui principi del Catholic Worker.
  15. Jacques Ellul. Anarchie et christianisme, Atelier de création libertaire, 1988; bibliografia dell’Association internationale Jacques Ellul e presentazione della sua lettura biblica.
  16. Cristianesimo e colonizzazione. Dicasteri per la cultura e l’educazione e per il servizio dello sviluppo umano integrale, dichiarazione congiunta sulla «dottrina della scoperta», 30 marzo 2023.
  17. Martin Luther King. Pilgrimage to Nonviolence, 1960, documento conservato dal Martin Luther King, Jr. Research and Education Institute, Stanford; note sulla nonviolenza.
  18. Dottrina sociale. Leone XIII, Rerum novarum, 15 maggio 1891. Le teologie della liberazione costituiscono un insieme distinto; per approfondire: Gustavo Gutiérrez, Teología de la liberación, 1971.
  19. Cristianesimo e destra populista. Tobias Cremer, The Godless Crusade: Religion, Populism and Right-Wing Identity Politics in the West, Cambridge University Press, 2023; in particolare il capitolo 10 sul caso francese. Riassunto pubblico; testo integrale che potrebbe richiedere un accesso istituzionale.
  20. Discorso di civiltà. Reconciling National and Supranational Identities: Civilizationism in European Far-Right Discourse, Perspectives on Politics, Cambridge University Press.
  21. Chiese e nazismo. United States Holocaust Memorial Museum, Le chiese tedesche e lo Stato nazista e Dietrich Bonhoeffer.
  22. Critica dell’idolatria politica. Pio XI, Mit brennender Sorge, 14 marzo 1937, in particolare i paragrafi 8-11.
  23. Leone XIV e i poveri. Dilexi te, 4 ottobre 2025.
  24. Leone XIV e i bambini sfollati. Messaggio per l’112a Giornata mondiale dei migranti e dei rifugiati, 2026.
  25. Leone XIV e la giustizia sociale. Magnifica humanitas, 15 maggio 2026, in particolare il paragrafo 81.

Illustrazioni: evocazioni artistiche, non documenti d’archivio né ricostruzioni archeologiche. Dossier preparato per Le Journal d’Aléthos-Verités, ottobre 2026.

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